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29 maggio: Alessandro Haber
29 maggio 2011: Alessandro Haber legge Bukowski
Le emozioni forti e un’esistenza vorticosa sembrano essere da sempre le compagne preferite di questo straordinario artista nato a Bologna il 19 gennaio 1947. Appena ventenne ottiene una parte in "La Cina è vicina" (Marco Bellocchio, 1967) e poi a lavorare con registi come i Taviani, Fellini, Bertolucci e Damiani. Dopo il film di Avati, "Regalo di Natale", arriva il meritato successo che premia la tenacia e la professionalità tipiche di un attore di razza. Anche a teatro ottiene unanimi consensi, recitando Orgia di Pasolini e Woyzeck di Buchner. Negli anni ‘90 si misura con ruoli sempre diversi, in un modo o nell’altro travolgenti, come in "Parenti serpenti" (Mario Monicelli, 1992) o nei tre film di Pieraccioni (I laureati, 1995; Il ciclone, 1996 e Fuochi d’artificio, 1997). In seguito rivela un altro grande talento: scrive e canta canzoni, organizzando concerti insieme a Mimmo Locasciulli. Già dal suo primo CD (Haberrante) dimostra di essere un interprete sicuro e raffinato.
La lettura è omaggio a Bukowski, alla sua letteratura e alla sua vita. Dalle parole ironiche, spregiudicate e feroci di uno dei più grandi scrittori in lingua inglese del Novecento, emerge il suo ritratto d’artista: Buk e le donne, Buk e i "colleghi prestigiosi", Buk e la musica, Buk contro le falsità della cultura dominante.
Haber presta la sua voce graffiante per dar vita ad un’interpretazione magistrale delle poesie e lettere di Bukowski (tratte da alcuni libri editi da minimum fax), in cui ritroviamo i temi portanti del genio: l’immediatezza, la poesia "naturale", una macchina per scrivere, una cassa di birra, il sesso svogliato, Mozart a tutto volume, la voce appassionata e forte dell’emarginato "libero".
Alessandro Haber nasce a Bologna il 19 gennaio 1947 da padre rumeno e madre italiana. Dopo aver trascorso la sua infanzia in Israele, torna in Italia a nove anni, e a venti, debutta con Marco Bellocchio nel 1967 con una piccola parte ne “La Cina è vicina”. In seguito sarà diretto dai Taviani in “Sotto il segno dello scorpione” (1969) e da Bertolucci ne “Il conformista” (1970). Haber sarà nel cast di uno dei primi lavori di Nanni Moretti “Sogni d’oro” del 1981, nel secondo episodio di “Amici miei – Atto II” (1982) di Mario Monicelli e nel primo lungometraggio di Gabriele Salvatores “Sogno di una notte d’estate” (1983). In realtà, l’attore bolognese appare in molto altre pellicole ma sempre con piccoli ruoli da caratterista, oltre che dedicarsi al teatro con buoni risultati. La grande occasione arriva nel 1986 con Pupi Avati in “Regalo di Natale”, che segnerà la rinascita di Diego Abatantuono e la scoperta finalmente di Alessandro Haber, qui impegnato in una lunga partita a poker. Del resto ad Haber piace giocare anche nella vita, e non solo con le carte, ma anche con il cibo e le donne. Anche se single impenitente per anni, solo da pochi anni è legato a una donna che gli una dato una bellissima bambina. Comunque, il film di Avati segna l’inizio di una strada in discesa e di collaborazioni con i più diversi registi italiani. Francesco Nuti, prima del suo declino, lo dirige in “Willy Signori e vengo da lontano” nel 1989, che gli varrà un Nastro d’Argento come Miglior Attore non Protagonista. Mario Monicelli lo inserirà nella “felice” famiglia di “Parenti serpenti” nel 1992, nella parte del figlio gay costretto suo malgrado a fare outgoing. Nel 1993, diretto da Veronesi, conquista un altro Nastro d’Argento come Miglior Attore non Protagonista e il David di Donatello con “Per amore, solo per amore”. Nel 1994 Enzo Monteleone crea un personaggio su misura per Haber ne “La vera vita di Antonio H.”. Un attore mezzo ebreo e mezzo italiano su un palcoscenico spoglio racconta la sua vita grottesca tra illusioni e fallimenti che si susseguono in una messa in scena più teatrale che cinematografica. Ed è così che arriva finalmente per Haber il Nastro d’Argento come Miglior Attore Protagonista. Successivamente fa parte del cast di diversi lavori di Pieraccioni: “I laureati” del 1995, “Il ciclone” del 1996, “Fuochi d’artificio” del 1997 e “Il paradiso all’improvviso” del 2003. Ha una parte nel film di Placido su Sibilla Aleramo e Dino Campana “Un viaggio chiamato amore” del 2002. L’anno dopo debutta con successo alla regia con “Scacco pazzo”. Dedicato all’indimenticabile Nanni Loy, è la storia di due fratelli traumatizzati dalla morte dei genitori a causa dell’incidente automobilistico provocato da uno dei due. Il rapporto malato dei due sarà messo in discussione dall’arrivo di una donna. Nel 2004, l’attore non poteva non essere ne “La rivincita di Natale” di Avati, in un’opera venata dalla malinconia per il tempo che passa. Poi è sempre più impegnato con il teatro e con piccoli film di nicchia. Tra questi spicca la produzione indipendente di “Shooting Silvio” del 2007 dell’esordiente Berardo Carboni, storia di un manager ossessionato da Berlusconi, che sogna di uccidere. Meno alternativo il film “Albakiara” (2008) di Stefano Salvati liberamente ispirato dall’omonima canzone di Vasco Rossi e stroncato dalla critica. Nel 2009 è inoltre diretto da Stefania Sandrelli, per la prima volta dietro la macchina da presa con "Christine Cristina". Tra le varie cose, Haber si è anche cimentato nella musica pubblicando ben tre cd con discreto successo.
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